L’appello di Pennac ai Professori: “portate i ragazzi oltre il presente”

Quello che mi ha fatto decidere di riportare qui una parte dell’articolo, insegnando in un Istituto Professionale, è dovuto al fatto che spesso ascolto discorsi di nuovi colleghi che davanti ai tanti casi difficili che si presentano in classe ogni giorno, decidono di cambiare, andare subito via dalla realtà in cui sono venuti a trovarsi, fare immediatamente domanda di trasferimento per una scuola dove ci siano più alunni scolarizzati e volenterosi “i Licei”.

Per Pennac la prima sfida dunque è quella di vincere la paura dei bambini: “Ogni giorno in una classe c’è un docente che ha vinto il terrore dei suoi alunni e ci sono studenti ai quali si illuminano gli occhi perché hanno finalmente capito qualcosa che fino a dieci minuti prima era per loro del tutto incomprensibile”.
La lingua, la conoscenza, il sapere sono anche strumenti contro la “confisca del linguaggio”, quella che secondo Pennac l’Italia ha subito per vent’anni, riferendosi agli anni berlusconiani pur senza citarli. “La confisca di chi usa il linguaggio e un tono convincente per dire una contro-verità assoluta, per esempio che la giustizia non esiste e che è una vittima delle istituzioni perché subisce cinque processi”.

Dal dibattito viene fuori con forza che l’obiettivo della scuola deve essere quello di tirare dentro tutti i ragazzi che restano fuori, di superare la diseguaglianza tra gli alunni. Solo così i docenti possono davvero accendere il fuoco della coscienza collettiva. Ma non tutto è da demolire: “Ci sono tanti bambini che la scuola perde, ma tanti altri che invece salva, a volte dalla loro stessa famiglia”, dice lo scrittore.

Mauro sollecita Pennac sulla sua esperienza di “bambino che rischiava di perdere la battaglia della scuola” come tanti bambini che finiscono per sviluppare l’attitudine al fallimento: “Io ci credevo – racconta lo scrittore – quando i professori mi dicevano che ero un cretino e che quindi non avevo futuro. Non riuscivo a vedermi in divenire. Vivevo nel presente dell’indicativo come tanti bambini che pensano che non riusciranno mai. Si possono deprimere o darsi all’azione presente, al banditismo. Ci si chiede perché le bande non hanno rimorsi: non è una questione morale, ma è l’abitudine di vivere al presente perché nessun adulto ti ha mai detto di non preoccuparti che prima o poi passa tutto, che il tempo scorre”.

I bambini convinti di essere una nullità possono diventare una preda scrive Pennac nei suoi libri come ricorda Ezio Mauro. “Gli insegnanti devono ripescare i somari – dice Pennac – Non serve l’empatia dei professori con il malessere dell’adolescente, serve la loro lotta contro l’ignoranza, serve spiegare ai ragazzi che esistono tanti tipi di sapere e che non esiste solo il maledetto presente dell’indicativo. Il vero coraggio è sapere tante cose, cioè vivere”.

Penso che insegnare in una scuola dove tutti studiano e tutti ascoltano con interesse sia la cosa più gratificante per un insegnate, ma anche una cosa che tutti riescono a fare con facilità, come il medico che deve affrontare una semplice operazione, di routine, quella la sanno fare tutti.

La cosa più gratificante è appunto, cercare di ripescare i somari, i disinteressati, far leva sul malessere dell’adolescente e alla fine ogni singolo elemento che si riesce a risvegliare dal disinteresse per la scuola è una conquista che ti ripaga del lavoro svolto e dona la forza per continuare ad andare avanti in questo lavoro difficile.

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