Il docente solido, quello che lavora sodo nel chiuso delle classi, deve essere valorizzato al pari di chi si occupa di altre attività.

Qualche giorno fa girovagando nella rete arrivo a visionare una lettera di Mario Boccola che riporto in basso e condivido pienamente.

Nella scuola di oggi si va sempre più affermando la figura del docente liquido. Accanto ad essa c’è anche quella del docente solido, cioè dell’insegnante che tiene a cuore la formazione degli alunni, che ne cura l’aspetto sia educativo che cultura, che si impegna affinchè siano rispettate tutte le regole della buona educazione e delle conoscenze da acquisire, del docente che progetta il futuro dei suoi alunni, inculcando loro il senso del dovere, dell’esempio e della responsabilità-

È una figura di insegnante che lavora sodo, chiuso nelle sue aule, che instaura un rapporto fruttifero con i suoi alunni, fatto di dialogo e di empatia.

La scuola è una comunità e come tale deve fare in modo che il dirigente scolastico armonizzi tutte le figure professionali che operano all’interno dell’istituzione scolastica per raggiungere un obiettivo unitarioche va nella direzione del benessere e della formazione degli alunni. Il lavoro all’interno delle aule scolastiche – è bene sottolinearlo – è complesso e difficile perché la società di oggi è cambiata rispetto al passato, per cui lavorare nelle classi con alunni problematici e non richiede un impegno di forze, di energie e di volontà non indifferente.

Il lavoro del docente solido, tuttavia, non porta i suoi frutti nell’immediato ma è il percorso di un lungo e laborioso processo di evoluzione in cui cooperano insieme il docente e la classe, camminando su due binari paralleli. Chi ama la scuola e il suo lavoro, anche in condizioni difficili, trova sempre quella gratificazione personale propria di ciascuno che soltanto l’entusiasmo e la passione dei ragazzi può trasmettere.